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Estero - Fiere - Industria - Ingrosso - Logistica - Prodotti



DOMANDA (E PREZZI) DI ORTOFRUTTA DI STAGIONE IN AUMENTO
Prodotti
Tuesday, 07 April 2020 16:05
Translations will be available on 08th september 2011

Nonostante l’emergenza sanitaria che il Paese si trova ancora ad affrontare, l’inizio della Settimana Santa, ha determinato i primi incrementi dei prezzi all’ingrosso per alcuni prodotti ortofrutticoli, tipicamente acquistati in questo periodo.

Di seguito le variazioni più significative, rilevate questa mattina nei mercati all’ingrosso appartenenti alla Rete di imprese Italmercati.

Asparago. L’aumento del prezzo è determinato da due fattori: da un lato, si registra un rallentamento della produzione legato all’abbassamento delle temperature durante le ore notturne, dall’altro un aumento della domanda legato al tipico consumo di questo prodotto nel periodo pasquale.  Il prezzo dell’asparago questa settimana va dai 3,00 ai 5,00 €/Kg.

Carciofo. L’incremento di prezzo è determinato sia dall’aumento della domanda in vista della Pasqua, sia come conseguenza dell’ondata di gelo di un paio di settimane fa che ne ha danneggiato la produzione. Per il carciofo romanesco il prezzo varia da 0,80 a 1,10 €/cad, mentre per il carciofo violetto terom da 0,50 a 0,80 €/cad.

Cavoli e cavolfiori continuano a mantenersi alti, intorno a un prezzo medio che va dai 2,00 ai 2,20 €/Kg, a causa della poca disponibilità di prodotto poichè le alte temperature di febbraio e della prima metà di marzo hanno determinato un anticipo della produzione.

Incrementi rilevati anche per i pomodori, esclusi quelli a grappolo, causati dall’aumento della domanda legato all’inizio della stagione primaverile. Nello specifico, per il pomodoro datterino il prezzo va dai 2,80 ai 3,00 €/Kg, per il ciliegino dai 2,20 a 2,30 €/Kg.

Ancora alti i prezzi della zucchina, da 1,80 a 2,00 €/Kg, come conseguenza della scorsa gelata e dell’aumento della domanda sopraggiunta con l’inizio della primavera.

Per quanto riguarda la frutta si segnala che la fragola, che nelle scorse settimane ha subito flessioni importanti, questa settimana registra un incremento grazie ad un forte aumento della domanda legato alla percezione generale dell’arrivo della primavera. Il prezzo della fragola comune oggi va dai 2,00 ai 2,30 €/Kg mentre per la fragola Sabrosa si va dai 3,00 ai 3,50 €/Kg.

Continuano gli incrementi per le mele (da 1,10 1 1,20 €/Kg) causati ancora da una forte ricerca di prodotti vitaminici in questo particolare periodo, nonostante le difficoltà riscontrate nella lavorazione di questo prodotto. Stesso discorso per le arance tarocco (da 1,50 a 2,10 €/Kg) a cui si aggiunge una scarsità della produzione giunta ormai al termine e per le arance spagnole (da 1,00 a 1,10 €/Kg)  a cui si aggiunge un aumento dei costi di trasporto.

Italmercati è la rete d’imprese a cui aderiscono i principali mercati all’ingrosso italiani finalizzata a restituire centralità ai mercati e agli operatori come obiettivo principale.

Borsa Merci Telematica Italiana S.c.p.A. (BMTI) è il mercato telematico dei prodotti agricoli, agroenergetici, agroalimentari, ittici e dei servizi logistici.

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SOS MANODOPERA, L’APPELLO DI MERCURI: “NON C’È PIÙ TEMPO. PRODOTTI SUGLI SCAFFALI A RISCHIO”
Prodotti
Tuesday, 07 April 2020 15:43
Translations will be available on 08th september 2011

“Facciamo un ultimo appello ai decisori politici per trovare soluzioni urgenti al problema della mancanza di manodopera nei campi. Non abbiamo più tempo, rischiamo che già dalle prossime settimane non arrivi il prodotto sugli scaffali. Noi avevamo indicato nella maggiore flessibilità del sistema dei voucher una possibile soluzione, abbiamo chiesto ripetutamente che forze lavoro di comparti attualmente fermi, dalla ristorazione al turismo, possano svolgere lavori stagionali di raccolta, abbiamo fatto ripetuti appelli affinché sia offerta la possibilità di lavorare anche ai percettori di reddito di cittadinanza, senza che venga tolto il sussidio. Nessuna di queste proposte ha ahimè trovato il consenso della politica”.

Così il presidente di Alleanza cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri (nella foto) torna sul tema della mancanza di centinaia di migliaia di lavoratori nelle campagne italiane, dovuta al fatto che molti braccianti provenienti dall’Europa dell’est siano tornati nei loro Paesi d’origine.

“A fronte di tutti gli appelli caduti nel vuoto, non ci resta che richiamare alle proprie responsabilità i decisori politici – prosegue Mercuri – che stanno evidentemente sottovalutando non poco il problema della mancanza di manodopera nella campagna. A quanti si oppongono ad una rivisitazione dei voucher noi ora chiediamo di indicarci quali siano le proposte alternative che propongono di mettere in campo. Ci diano soluzioni possibili e in tempi rapidi: in caso contrario, saranno loro ad assumersi la responsabilità morale e sociale degli scenari che potrebbero verificarsi”.

“Sappiamo che la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova sta lavorando senza sosta in questi giorni ad aprire ‘corridoi verdi’ per favorire l’ingresso in Italia dei lavoratori stranieri. Apprezziamo il suo impegno, ma la situazione nei campi purtroppo non migliora. Senza lavoratori nelle aziende agricole socie, le stesse cooperative saranno costrette a fermarsi: se non arriva il prodotto, a rischiare sono tutte le strutture di lavorazione, confezionamento e trasformazione con danni enormi a tutta la filiera”.

“Il sistema del lavoro agricolo necessita di una rivisitazione complessiva che andrà fatta non appena sarà passata l’emergenza”, conclude il Presidente. “Se è vero che ci sono ancora in Italia troppe aree di sommerso con migliaia di addetti privi di tutele previdenziali, è altrettanto vero che ci sono anche purtroppo migliaia di persone che decidono di fermarsi al monte annuo di 51 giornate lavorative preferendo il sussidio della disoccupazione anche quando di lavoro ce n’è tanto come in queste settimane”.

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IV GAMMA, SPREAFICO: “CALO DEL 20%, MA A BREVE CI SARÀ IL RECUPERO”
Prodotti
Tuesday, 07 April 2020 14:03
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La pandemia di Covid-19 non risparmia uno dei settori più in ascesa nel mondo della IV Gamma, quello della frutta ready-to-eat. La segnalazione è del Gruppo Spreafico, che a poco meno di un anno dal lancio delle sue referenze di IV Gamma ‘FruEat’, si è collocato tra gli operatori leader del settore con un volume d’affari, per la categoria, di circa 8-9 milioni di euro, pari al 25% del mercato italiano della IV Gamma di frutta che vale, complessivamente, 35 milioni di euro.

“Nel mese di marzo – afferma Pasquale Lauria (nella foto), responsabile Business Unit Fresh Cut del Gruppo Spreafico – abbiamo registrato un calo delle vendite di circa il 20% ma ci consideriamo tra i fortunati perché, il settore, in base ai territori, ha registrato, in questo stesso periodo, flessioni del volume d’affari anche del 40%”.

È ormai assodato che, in tempi di Coronavirus, i consumi delle famiglie si orientano soprattutto su beni di prima necessità penalizzando, fra l’altro, la frutta e verdura fresh cut al punto che gli spazi dedicati a queste categorie di prodotto, nei relativi reparti delle insegne, sono stati quasi dimezzati.

È una diretta conseguenza del cosiddetto effetto pandemia che ha cambiato le abitudini alimentari degli italiani, chiusi in casa per le restrizioni sanitarie e quindi con più tempo da dedicare alla cucina e meno propensi ad uscire per fare la spesa.

“Nonostante questo – sottolinea Lauria – pensiamo che il trend di crescita di questo settore che negli ultimi anni è stato del 35% e che, quest’anno, al mese di febbraio ha registrato un +20%, non si fermerà. Noi stiamo continuando a lavorare a ritmi serrati sia pur nel rispetto di tutti i protocolli sanitari dettati dall’emergenza come l’uso di mascherine, la misurazione della temperatura degli addetti all’ingresso negli stabilimenti, il rispetto delle distanze di sicurezza e lo smart working laddove possibile. Ci stiamo già muovendo per la ripresa attesa con l’arrivo della bella stagione. Già negli ultimi 10 giorni abbiamo iniziato a vedere i primi segnali di ripresa”.

Nessun problema sulla disponibilità di packaging viene registrata dall’azienda che, sin da subito, si è avventurata nel mondo della IV Gamma con l’uso di confezioni di plastica riciclata e quindi abbattendo la propria dipendenza dalla materia prima proveniente dall’estero. “Siamo in continuo contatto con i nostri clienti della GDO –  precisa Lauria – e, dagli ultimi scambi, prevediamo di riallinearci già alla fine del mese di aprile con l’andamento del 2019. Contemporaneamente, per garantire la continuità delle nostre forniture, soprattutto di frutta premium esotica, siamo in costante contatto con i nostri produttori esteri e continuiamo a lavorare con quelli italiani che conferiscono, in base alla stagionalità, la frutta made in Italy come, ad esempio, kiwi e piccoli frutti”.

Mariangela Latella

(fonte: FreshCutNews.it)

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DA NATURA NUOVA FRULLATO BIO DI MELE E PICCOLI FRUTTI “TASCABILE”
Prodotti
Tuesday, 07 April 2020 13:57
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Quello che mangiamo ha un impatto enorme sul nostro benessere e sulla qualità della nostra vita. Un modo facile e veloce per integrare la nostra dieta con alimenti sani e nutrienti è quello di assumere i frullati di frutta. Ecco allora che Natura Nuova Bio propone Frutta Frullata con frutti rossi. Si tratta di un frullato di frutta fresca, rigorosamente biologica, in cui le proprietà della mela rigorosamente italiana (70%) si abbinano alle virtù dei mirtilli (15%) e al gusto delle fragole (15%). Cento per cento di frutta, senza conservanti né zuccheri aggiunti.

La confezione doypack da 100 g. è tascabile e con tappo richiudibile, una pratica soluzione per avere sempre con sé la frutta.

Il prezzo consigliato al pubblico è di 78 centesimi.

Natura Nuova Bio è un marchio di Natura Nuova www.natura-nuova.com

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I FOODBLOGGER IN CUCINA CON MELAPIÙ
Prodotti
Tuesday, 07 April 2020 13:25
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Per raccontare “dal vivo”, nella praticità della cucina, il mondo gustativo di MelaPiù, la Fuji di Pianura, anche quest’anno il Consorzio di Ferrara, che associa gran parte dei frutticoltori dell’Emilia Romagna, ha deciso di “ingaggiare” in maniera simbolica i food blogger più rappresentativi del nostro Paese.

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La Fuji di Pianura, con la buccia sottile, la polpa croccante e succosa, il suo gusto deciso in cui si abbinano dolcezza e note acidule, si presta alla perfezione non solo per essere consumata dopo pasto, oppure nelle pause dal lavoro o dallo studio, come “rompidigiuno”, ma diventa ingrediente prezioso e raffinato anche per vere e proprie ricette, sia dolci che salate.

Da qui il progetto che lega MelaPiù a numerosi food blogger (più di 20) che sono stati invitati a realizzare una ricetta con product placement della mela.

L’iniziativa è già attiva da diverse campagne, ma quest’anno è stata curata particolarmente la selezione dei singoli blogger. Tra le circa 50 candidature sono stati scelti solamente i food blogger che potessero allinearsi con i valori del brand: MelaPiù, come recita la campagna stampa realizzata per i suoi primi 25 anni di vita, è di qualità superiore, è 100% proveniente dall’Emilia Romagna, è sostenibile nel suo processo produttivo ed è garantita dal Consorzio. Inoltre, nella selezione è stato tenuto conto della fanbase dei blogger (in alcuni casi anche oltre a 20.000 utenti) e della loro attività e vivacità sui Social Media.

Un cambio merce di qualità superiore, come MelaPiù

Ai food blogger selezionati non è stato offerto, da parte del Consorzio di Ferrara, alcun compenso economico. Chi ha accettato la collaborazione ha invece ricevuto, insieme alla cartolina di ringraziamento dedicata all’anniversario MelaPiù, una padella e una shopper brandizzata.

I food blogger ingaggiati, sia uomini che donne, provenienti da Nord a Sud del Paese, hanno sino ad oggi realizzato più di 35 ricette a base della Fuji di Pianura, spaziando dagli antipasti ai dolci.

Le ricette sono state pubblicate sulle piattaforme Social dei vari blogger, dove sono state visualizzate, commentate e condivise dai numerosissimi fan e follower e sono inoltre disponibili sul sito www.melapiu.com nella sezione Ricette e sui canali Social di MelaPiù, FB e IG.

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NELLE DIFFICOLTÀ CHE INCONTRIAMO STIAMO RISCOPRENDO LA FORZA E L’IMPORTANZA DEL NOSTRO SETTORE
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Tuesday, 07 April 2020 12:16
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Paolo Bruni*
Aprile è sempre stato un periodo di passaggio. Si sta concludendo la campagna dei prodotti invernali e in base alle nostre rilevazioni le pere sono ormai terminate, mentre del kiwi è rimasto da vendere poco più del 20%. Queste percentuali sono particolarmente basse perché quest’anno abbiamo assistito a deficit produttivi importanti, ma in ogni caso è questo il periodo dove inizia a concludersi la stagione invernale. Contemporaneamente non è ancora partita la stagione dei prodotti estivi, che inizierà ufficialmente nel maggio al sud e via via per tutta l’estate. In questo periodo di “buco produttivo”, i prodotti più caratterizzanti sono le fragole e l’asparago.
In Italia quest’anno abbiamo stimato una superficie a fragole di circa 3.646 ettari, il 4% in meno sul 2019.
Attualmente in Basilicata, nell’areale del Metaponto, dove anche importanti aziende socie di CSO Italy hanno investito, le raccolte sono giunte a metà della campagna mentre nell’areale dell’Agro Aversano, in Campania, le raccolte sono iniziate dopo e ad oggi hanno raggiunto circa il 30% del potenziale.
Per quanto riguarda l’asparago, in questo 2020, le superfici subiscono un’inversione di tendenza dopo anni di espansione. L’estensione in Italia scende a circa 10.700 ettari complessivi (-2% sul 2019, stima CSO Italy). La flessione è dettata della Puglia mentre gli altri principali bacini produttivi appaiono grossomodo stabili.
Nella fase iniziale della stagione, il meteo gradevole aveva favorito un progressivo sviluppo della raccolta dell’asparago che, seppur ancora precocemente, stava aumentando il volume in tutti gli areali, mostrando un buon anticipo della fase fenologica. Malauguratamente negli ultimi giorni di marzo il deciso ritorno di freddo e in taluni casi i danni da vento, hanno comportato un brusco arresto della raccolta in tutti i principali bacini produttivi, a partire dal settentrione fino alla Puglia. Le diffuse gelate hanno quindi penalizzato fortemente le coltivazioni in campo aperto, con apporti pressoché azzerati. Oggigiorno la gran parte dell’offerta proviene dalle serre che stanno fornendo prodotto da ormai oltre un mese.
Il settore continua a lavorare e ad impegnarsi nonostante il momento di difficoltà, per garantire i prodotti ai consumatori. Ancora una volta quindi, di fronte all’emergenza tutto il settore agricolo, così come tutto quello agro-alimentare, sta compiendo un grande sforzo da parte di persone e lavoratori consapevoli di dover continuare a fornire i beni di prima necessità. In agricoltura non esiste una produzione sospesa o ritardata e ricordiamo che produzione agricola non significa solo raccolta, ma significa imballaggi, conservazione, cicli industriali, quindi una produzione che necessita per andare avanti oggi, in clima di coronavirus, di una nuova organizzazione e tanti sforzi da parte delle aziende e delle persone per garantire la produzione rispettando le importanti e necessarie norme dettate dai decreti ministeriali.
Ma proprio perché la produzione agricola non può essere fermata o ritardata si sono generate come conseguenza problematiche che non erano immaginabili.
Pensiamo al grosso problema della manodopera: notoriamente, da molti anni, i lavoratori stagionali in agricoltura sono costituiti da una grossa fetta di stranieri. Infatti, in Italia, la quota di lavoratori stranieri impiegati in agricoltura è aumentata dal 15 al 20% del totale dei migranti nel periodo 2011-2017 (fonte Centro Comune di Ricerca Commissione Europea). In base ai dati Crea (2017) i lavoratori in agricoltura erano intorno a 1 milione, distribuiti nelle principali Regioni a vocazione agricola. Indicativamente, secondo ultime stime, quasi un terzo degli operai agricoli è di provenienza straniera.
A causa della emergenza sanitaria COVID-19, la chiusura delle frontiere nei Paesi UE ed extra-UE rischia di ostacolare fortemente l’arrivo di manodopera straniera in Italia: la carenza di lavoratori stagionali stranieri, dunque, sta già mettendo in allarme i produttori agricoli che si trovano a fronteggiare la mancanza di manodoperaper raccogliere i prodotti che progressivamente maturano in campo.
Oltre al lavoro poi nei campi c’è tutta la parte delle lavorazioni di frutta e ortaggi presso gli stabilimenti che impiegano un ingente numero di maestranze provenienti principalmente da Paesi come Romania, Albania e Polonia.
Nella criticità generatasi dal Coronavirus, l’agricoltura potrebbe rappresentare di per sé il più grande ammortizzatore sociale in un periodo in cui molte persone sono costrette a perdere il lavoro in altri settori o ad accedere alla cassa integrazione o al reddito di emergenza.
Sul fronte dei consumi ci sono prodotti che sono molto di crisi per calo degli acquisti: in questo periodo con una frequenza alla spesa inferiore rispetto al passato la preferenza dei consumatori va verso prodotti a più lunga conservabilità (come ad esempio la pasta) e le fragole ad esempio,  prodotto di punta di questo periodo, stanno risentendo enormemente di questo problema.
Poi ci sono prodotti che invece in questo momento sono molto richiesti: pensiamo al biologico, che sta registrando incrementi di vendite importanti probabilmente perché questa tipologia di prodotto rassicura maggiormente il consumatore, nonostante ci siano garanzie certe di salubrità su tutta l’ortofrutta italiana.
Così come altri prodotti come le arance che in questo periodo hanno visto un vero e proprio boom di richieste per le loro caratteristiche organolettiche che possono rafforzare le difese immunitarie, con l’alta presenza di vitamina C. Il prodotto poi non solo è richiesto a livello nazionale, ma anche dai Paesi Asiatici che sono stati colpiti dal Coronavirus, come Cina e Giappone che richiedono particolarmente le arance rosse proprio per le loro proprietà salutistiche. Purtroppo però ci troviamo alla fine della campagna di commercializzazione  e già ora le disponibilità di prodotto sono praticamente terminate. Nella situazione globale negativa, questo elemento sarà da sfruttare in positivo per l’avvenire ed iniziare fin da ora a coltivare e consolidare rapporti commerciali concreti per il prossimo futuro.
Purtroppo il Coronavirus ha avuto effetti repentini e negativi sulla circolazione delle merci sia in ambito comunitario che extracomunitario. Infatti, appena è stata acclamata la situazione, le nostre merci sono state bloccate ingiustificatamente alle frontiere, strumentalizzando anche il fatto che le merci italiane potessero essere veicolo del virus  e ci ricordiamo tutti delle lunghe code al Brennero, solo per fare un esempio. Ad oggi la situazione è andata migliorando anche grazie alle linee guida emanate dalla Commissione Europea lo scorso 23 marzo, su pressione delle diverse Organizzazioni ed Associazioni, che hanno contribuito a creare dei “corridoi preferenziali” per i prodotti ed i servizi essenziali  -tra i quali anche i prodotti deperibili come l’ortofrutta e ad indicare modalità per i trasportatori che ne garantiscano al contempo la salute dei lavoratori e tempi accettabili per i controlli per le merci deperibili ed i beni essenziali.
Diverso è invece il discorso verso Paesi extracomunitari ed in particolare in oltremare dove  abbiamo avuto di riflesso l’onda negativa dell’arresto delle attività e di conseguenza anche nei porti in quei Paesi che sono stati colpiti prima dal Coronavirus per cui non c’era ad esempio disponibilità di container. Tuttavia, l’emergenza si è scatenata praticamente alla fine della campagna commerciale di alcuni dei prodotti maggiormente esportati verso destinazioni così lontane come ad esempio il kiwi, mentre possono soffrire maggiormente questa situazione prodotti come le mele: si pensi all’India, che attualmente è in lockdown e ci sono diverse decine di container verso questo paese.
Non dimentichiamo infine, che in tempi di coronavirus, anche il clima non ci sta aiutando. Le coltivazioni sono state colpite da importanti gelate, in gran parte del Paese. I bruschi abbassamenti termici di fine marzo hanno interessato tutte le regioni del Settentrione senza risparmiare le regioni adriatiche fino alla Puglia. Interessate dal gelo anche il Lazio e la Campania.
Particolarmente rilevante sembra essere l’impatto del gelo sulle drupacee, in primis Emilia-Romagna e nelle altre aree del Nord, con danni evidenti su albicocco, susino e probabilmente in misura minore su pesco e ciliegio; segnalati problemi anche per il kiwi ma emerge una forte preoccupazione anche per pere e mele in relazione alle ripetute gelate di queste ultime nottate, che rischiano di andare a peggiorare ulteriormente il quadro descritto pocanzi.
Allo stato attuale è lecito attendersi che una parte della produzione sarà molto probabilmente compromessa, anche se al momento quantificare l’effettivo danno è molto difficile e la situazione appare in continua evoluzione.
Situazione quindi complicata anche per i prodotti agricoli. A fronte del grosso sforzo e del ruolo che l’agricoltura ha e può avere in questo contesto di difficoltà, l’appello è di intervenire per aiutare il consumo anche rassicurando il consumatore sulla qualità e sulla salubrità delle produzioni nazionali e anche con interventi forti a favore della manodopera che già su diversi tavoli si stanno sollecitando.
Contemporaneamente alle problematiche generate da Coronavirus e da gelate stiamo continuando alacremente a lavorare anche per combattere la cimice asiatica che lo scorso anno aveva falcidiato le produzioni comportando ingenti perdite agli agricoltori.
 
*presidente CSO Italy

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